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21/03/2011 - UNIVERSITY DAY 2011 - INTERVISTA AL DOTT. PAOLO GILA

UNIVERSITY DAY 2011 - Intervista al dott. Paolo Gila, giornalista economico-finanziario per Rai Televisione, coordinatore dell’incontro “Costruire il proprio futuro oggi! Problemi, opportunità e prospettive per i giovani”
In occasione dell’University Day, il CUR – Consorzio Università Rovigo, ospiterà, nella giornata di sabato 19 Marzo, l’incontro “Costruire il proprio futuro oggi! Problemi, opportunità e prospettive per i giovani”, coordinato dal dott. Paolo Gila, giornalista economico-finanziario per la Rai di Milano, dove segue i mercati finanziari e le attività produttive sia per testate televisive che radiofoniche. È anche l’ideatore dell’Indice Ifiit, il primo indice di fiducia sugli investimenti in innovazione tecnologica, accreditato presso la camera di Commercio di Milano, l’Agenzia dell’Innovazione e il Ministero dello Sviluppo economico.
Ha iniziato l’attività giornalistica come collaboratore di quotidiani e di agenzie di stampa, sempre e soprattutto in campo economico-finanziario. In particolare, a metà degli anni ’80, seguiva le notizie economiche e le attività di Borsa per alcuni quotidiani del Sud. Poi ha cominciato con altri quotidiani tra cui La Repubblica, L’Arena e L’Indipendente, prima di approdare in televisione.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: “L’economia che dà i numeri”, edizioni BIG, “Inventarsi un’impresa”, Edizioni Il Sole 24 Ore Libri, “Avviare un’attività”, Giunti-Il Sole 24 Ore, “Cento idee per 100 Start-up” (in corso di preparazione).
Dalla produzione letteraria, si evince la sua attenzione per l’imprenditoria giovanile, che lo porta ad intervenire all’University Day, in cui i giovani del nostro territorio avranno modo di conoscerlo e di capire le sue idee.
Abbiamo colto l’occasione per intervistarlo.



Dott. Gila, cosa consiglierebbe, lei, ad un giovane, oggi?
La cosa più importante è che i giovani sappiano ascoltare la propria voce interiore e che seguano con determinatezza e gioia le inclinazioni dell’animo. Ogni uomo ha talento, competenze, predisposizioni e doti, in quantità sufficiente per dare un senso alla propria vita. Lo studio e le attività sono insieme un fine e un mezzo per dare corpo al sogno che ognuno di noi ha dentro e solo così si possono tradurre le vicende che capitano in consapevoli esperienze. Il lavoro è la messa in opera di queste esperienze consapevoli, in attività che possono essere d’aiuto ad altri, oltre che a se stessi. Studiare coloro che ci stanno intorno, i loro bisogni e le loro necessità è il primo passo per andare incontro al proprio destino, di vivere in società e di avere un ruolo da giocare, per se e per gli altri.

Come si inserisce la formazione culturale nell’attuale contesto socio-economico?
La formazione culturale e professionale non è un prodotto, ma un processo. Un processo che dura tutta la vita. Amore e passione lo sostengono, con tutta la carica ideale che è propria di chi ci crede fino in fondo. Tradotto in economia, cresce e si fortifica il paese che non perde la carica del proprio ideale e che continua a fare della conoscenza un processo continuo, innervato nel sentimento civico, nella comunità degli operatori della scienza e della cultura. L’attività economica dipende dal sapere e quest’ultimo dipende anche da come si sviluppa la società. Far crescere la conoscenza è un imperativo dell’individuo, prima ancora della società: la conoscenza deve essere perseguita per tutta la vita.

Lei ha iniziato a lavorare molto giovane, a 24 anni, e subito è stato socio di un’azienda, vuole dare qualche consiglio ai nostri giovani imprenditori?
Entriamo in una fase della storia dove forse lo stato farà sempre meno per noi, mentre saremo chiamati a fare sempre di più per lo stato e per la società. Bisogna cominciare a pensare, da subito, che il lavoro deve essere creato e reinventato ogni giorno, pena una progressiva marginalizzazione verso aree di pura sussistenza, se non di indigenza. E’ probabile che nel futuro ci sia più spazio per modelli di impresa aperta e flessibile, dove conteranno maggiormente i risultati pratici e le conoscenze vere, più che i timbri e le scartoffie. Almeno è quello che ci vorremmo augurare, visto che nel frattempo lo stato, il fisco, l’amministrazione e la burocrazia non demordono. Fare impresa può anche non essere difficile, piuttosto è complicato mantenerla in un contesto altamente burocratizzato e può anche essere complicato farla crescere con i partner, i clienti e i fornitori giusti. Perché oggi conta non solo creare e saper produrre, conta anche farsi pagare in tempo.
 




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